giovedì 16 novembre 2017

Mai e più


“Mai” e “più” sono parole che non dovrebbero essere dette. Hanno il suono cupo di una porta che sbatte e che non porta con sé l’eco di possibile riaperture. 
Peggio ancora è il “mai più”… in quel caso si avverte netto lo scatto definitivo della serratura e della chiave buttata via.
Eppure la vita di ciascuno è costellate di seconde, terze, quarte ed infinite possibilità. Quante volte siamo stati perdonati per errori commessi più o meno consapevolmente? Quante volte abbiamo ricevuto una mano tesa celata sotto forma di sorriso, di sguardo e semplicemente di presenza?
Siamo abitazioni di coscienze smemorate, di cuori ciechi ripiegati su se stessi, inconsapevoli che altre coscienze, altri cuori si muovono nel mondo. 
La nostra vita è come gli autoscontri che girano in tondo dando colpi e ricevendone; solo che sulla pista delle giostre siamo pronti a dare ed incassare i colpi, sorridere, girare il volante e ricominciare da capo, mentre sulle strade della vita diamo colpi, a volte anche violenti, senza chiedere scusa, non perdoniamo quelli che ci danno e di conseguenza distruggiamo macchinine una dietro l’altra, non rendendoci conto che quel “mai più” ci lascia tristemente soli sulla pista.

lunedì 6 febbraio 2017

Ricordo


Il momento del ricordo ti prende così, all’improvviso. Apri cassetti, svuoti scatole e ti capitano tra le mai frammenti di vita sotto forma di fogli ingialliti, cartoline e biglietti scritti con calligrafia fine e conosciuta. E la parte della tua vita che non è mai passata, ti scorre negli occhi, sul cuore e sotto la pelle… lì dove riafforano odori e sapori che credevi dimenticati ma che in realtà sono sempre lì, pronti a tornare, pronti a fare male.
E ti chiedi perché tutto quel vissuto sia ancora lì, per quale misterioso, ma poi neanche tanto, motivo non riesci a svuotare quel cassetto, a fare cenere di pezzi di storia ingialliti e dall’odore di muffa. Il perché è perché nonostante il ricordo faccia male, riesci ancora a sorridere dei momenti che ti ritornano al cuore, di ogni singolo istante a cui ogni singolo particolare ti riporta, riesci a sentire ancora il profumo di stanze, di luoghi lontani che riportano alla mente istanti, ore e giorni di pura bellezza.
E ancora una volta, riponi tutto in quella scatola. E ancora una volta, ne accarezzi piano il coperchio. E anche stavolta ti regali la possibilità di aprirla un’altra volta, un altro giorno. Perché se è vero che ricordare ferisce, è vero pure che sapere di avere amato, senza maschere e senza bugie, non solo rende meno feroce il ricordo, ma ti rende fiera di quello che sei.

domenica 10 maggio 2015

Mother


Mamma, preparati: oggi vengo a prenderti. È la tua festa e io voglio portarti fuori. Voglio che tu indossi il tuo vestito più bello, quello a fiori che ti piace tanto; ti pettinerò i capelli come ho sempre fatto e ti metterò il rossetto, anche se tu non vorrai. Andremo a passeggiare, tra i fiori e le farfalle e poi ci fermeremo a mangiare un gelato e ci sporcheremo la bocca di cioccolato e di caffè e tutti ci guarderanno e sorrideranno vedendoci ridere come due bambine. Ti racconterò di come sono diventata grande e di come io ricordi ogni giorno tutte le cose che mi hai insegnato e tu mi dirai che non è vero, che io sono ancora la tua piccola e le cose che hai da insegnarmi sono ancora tante. E poi canteremo, sì, canteremo quella canzone che parla di rose e che tu tanto ami: io inizierò la frase e tu la finirai.  E ci terremo per mano per tutto il giorno e ci abbracceremo e tu mi accarezzerai mettendomi a posto i capelli e mi sorriderai e i tuoi occhi azzurri mi avvolgeranno. Aspetteremo che il sole tramonti e torneremo a casa, stanche e felici. Allora ti aiuterò a mettere la camicia da notte profumata di lavanda e ti sistemerò il cuscino perché il tuo riposo sia tranquillo, ti darò un bacio lieve sulla fronte e spegnerò la luce sul comodino…
Ecco, mamma, ora che ti sei addormentata e che non mi puoi sentire, posso finalmente dire che niente di tutto ciò succederà, ma sono dannatamente sicura che quel bacio lieve che ti ho posato sulla fronte tu lo hai sentito per davvero, anche dal fondo del mondo silenzioso in cui vivi adesso e so che da lì continuerai ad amarmi e a sentire forte quanto io ti ami. 

domenica 1 marzo 2015

Quando lunedì è di domenica....



Chissà perché gli inizi sono sempre di lunedì. Di lunedì iniziamo un nuovo lavoro, di lunedì mettiamo mani a quel ricamo che ci aspetta di tempo, lunedì sistemiamo quel cassetto che dentro c’è più di quel che ci ricordiamo, di lunedì iniziamo la dieta…
Ebbene, questo marzo che inizia di domenica, che già porta con sé un annuncio di primavera insieme al suo cielo con sprazzi di sereno e al suo leggero tepore, è come un nuovo lunedì, come la prima pagina di un nuovo quaderno, bianca, liscia, pronta a raccogliere i pensieri, le note, gli elenchi della spesa, i buoni propositi.
E per chi si sente attaccata ancora ad un inverno interminabile, per chi di quell’inverno porta il segno, un mese nuovo che inizia di domenica, che prelude alla primavera, porta promesse che non è possibile ignorare.
Viene a dirci che magari è arrivato il momento in cui si possono togliere gli strati di coperte, di maglioni pesanti, di pensieri di lana, che tengono al caldo, ma che anche nascondono. Viene a dirci che si nasconde chi ha paura, chi si vergogna, chi non ha coraggio. È vero, io ho paura e sento che il coraggio mi viene meno, ma so anche che qui dentro, da qualche parte c’è una me che non merita di stare nascosta, che ha tanto da dare e tanto da pretendere, che non può farsi mettere in un angolo da un mondo che esiste solo nella sua mente.

Grazie, marzo che inizi di domenica. Grazie, sole che porti un tuo raggio ad illuminare, da uno spigolo di finestra, gli angoli bui dove si è accumulata la polvere. Grazie, cuore impavido che batti nel mio petto e che per fortuna, mi scuoti e mi risvegli e mi ricordi chi sono.

sabato 24 gennaio 2015

Tu non cogli le sfumature...



Caro blog, che dirti? Dopo mesi e mesi di silenzio, ritorno a te semplicemente per comunicarti che …sì… alla fine mi sono lasciata sedurre anche io da Mr. Grey e mi sono ritrovata con questo libro tra  le mani. All’inizio diffidente, poi incuriosita, poi, man mano che, pagina dopo pagina, questo inverosimile esemplare di uomo fatto di ricchezza, bellezza, sensualità e perversione si svelava, affascinata e, infine, letteralmente rapita da lui, tanto da sorseggiare il té col libro in mano (e per fortuna è un e-book), cucinare col libro in mano, passare l’aspirapolvere col libro in mano e dormire col libro addosso!
Eh sì, a noi donne succede così: le cose (quindi anche i libri) e le persone torbide, ci affascinano nel profondo e ci fanno precipitare in un vortice di assuefazione che ci incatena (vedi fascette di Mr Grey!), ci immobilizza (vedi collezione di cinghie di Mr Grey!), e ci costringe a fare cose che mai avremmo pensato di fare nella nostra vita (vedi Stanza Rossa di Mr Grey!) come leggere (divorare, meglio!) un libro simil-erotico e, diciamocelo, senza alcuna pretesa letteraria, come “50 sfumature di grigio” o, peggio, (e succede molto più spesso) lasciarci abbagliare da uomini che, purtroppo, sono esattamente uguali a  Mr Grey, ma, a differenza di lui, non hanno l’onestà di dirlo all’inizio e, meglio ancora, di far firmare un contratto con il quale accetti, tuo malgrado e oserei dire, anche volentieri, di annullare te stessa.
Ma tant’è, in fondo ci piace essere un po’ (ma solo un po’!) tutte Sottomesse, almeno fino a che lasciamo credere al Dominatore di averci in pugno e di poter disporre dei nostri sentimenti a suo piacere.
Poi, per nostra fortuna, arriva il giorno in cui le cinghie si spezzano, le bende cadono dagli occhi e ci si riappropria, con tempo e fatica, della propria dignità.
Capito, caro il mio blog? Quindi, lasciamoci pure andare a queste cinquanta sfumature di languore, sogniamo pure questo fantomatico Mr. Grey che sotto sotto, ci piace un sacco, sarà per l’aereo privato, per la montagna di soldi che ha, per il superattico con vista panoramica, ma soprattutto, perché a modo suo, è un gran romanticone!

domenica 11 agosto 2013

Milleduecento passi...

...lenti e veloci, pesanti e leggeri, col sole e con la pioggia, da sola e in compagnia, con una lacrima e con un sorriso, inciampando e rialzandomi, correndo verso me...

domenica 30 settembre 2012

Il segreto




Tutto quello che c'era io l'ho visto, guardando te.
E sono stata ovunque, stando con te.
E' una cosa che non riuscirò mai a spiegare.
Me la porterò dietro per sempre, e sarà il mio segreto più bello.

(Alessandro Baricco)

giovedì 6 settembre 2012

"Il mio cuore sconosciuto"


Non mi ha più chiamata. Mai più. Non una parola, non un segno. È il modo peggiore di rompere: il silenzio. La brutalità, il disprezzo del silenzio. Una cosa da non fare. Una rottura disumana. Sul silenzio si può apporre qualsiasi parola, immaginare qualsiasi scenario, credendosi colpevoli di tutto, sentirsi meno di niente, pensare di non valere nemmeno una telefonata. Il silenzio tortura più di ogni altra cosa l’anima che dubita, e il dolore vi prende posto, il corpo avverte una mancanza e il dubbio rode. Nessuna risposta. Scomparsa della persona amata, senza spiegazioni.
È difficile elaborare il lutto se non si capisce il perché, se non ci si sente dire: “Ti lascio … ti lascio perché ho paura … ti lascio perché non voglio fare l’amore con te … ti lascio perché amo un’altra … ti lascio perché non ti amo più”.
Lui sta bene, ha già voltato pagina, se ne infischia del mio dolore. E io me la prendo con me stessa. Come posso averlo frainteso sino a questo punto? Gli ho vissuto vicino, ho riso con lui, l’ho accarezzato, gli ho parlato, mi sono incollata alla sua pelle per tantissime notti, eppure di lui non so nulla, non so chi sia veramente.
“Voltare pagina”… che espressione odiosa. Io non dimentico nulla, non passo da una cosa all’altra, non rinnovo la mia vita come se prima non fosse accaduto nulla. La mia vita è un filo continuo, che io intesso. Non cancello nessuno, sono fatta di tutti i miei ricordi, dei miei amori, sono un patchwork vivente di momenti di vita, sono fatta di altri, per gli altri, e ognuno di essi mi ha costruita o uccisa.
No, io non volto le pagine.
Io le scrivo.

La tua storia in un libro che a caso ti capita tra le mani. 
E senza neanche diritti d'autore. 
Ma questo capitolo è finalmente giunto alla fine. 
E il nuovo ha già tante pagine scritte...

lunedì 23 luglio 2012

Di voli e battiti


Sono giorni di cose belle, questi. Di sorrisi che vengono fuori per niente. Di persone non proprio gradevoli che diventano di colpo simpatiche. Di voli leggeri che mi portano a levitare a qualche centimetro da terra. Sono giorni in cui il cuore fa le fusa alla vita, ci si struscia contro, ci strofina il muso e ci gira intorno. Sono giorni in cui la piazza con i suoi fiori al centro è proprio bella, in cui un caffè con un’amica al bar sembra “colazione da Tiffany”. Giorni nei quali di colpo scompaiono dei chili dalla mia bilancia e aumentano dei centimetri sulla mia altezza.
E soprattutto, sono giorni di ritorni: ritorno di capriole del cuore, di farfalle che volano da qualche parte tra stomaco e pancia, ritorno di tremori di mani e di fantasie che volano alto che più alto non si può.
E chi si ricorda quanti anni ho? Quindici o quaranta e più? E’ permesso anche a me togliere il guinzaglio al cuore e lasciarlo correre libero nel prato che quanto più lo chiami indietro, tanto più lui corre via?
Ma sì, forse è giunto il momento che io riscuota il mio credito di felicità, forse è giunto il momento che me lo meriti anche.
E se i miei sono solo bei film che si proiettano ogni sera sullo schermo della mia fantasia, chisseneimporta… Aver scoperto di essere capace di innamorami ancora, aver sentito ancora quel battito profondo che ti scuote dentro, aver compreso di essere capace ancora di incatenare i miei occhi ad altri occhi, è il più bel regalo che mi ha fatto questa pazza estate.
Finora.
E quest’estate non è ancora finita!

martedì 17 luglio 2012

Elogio del geranio


E così, mentre tutto attorno a me, in questa valle incantata, era tutto un fiorire di balconi, di tappeti di fiori di ogni colore che si pavoneggiavano da una strada all’altra e che sembravano dirsi gli uni gli altri quanto erano belli, il mio geranio se ne stava lì, da più di un mese, timido, con i boccioli ben chiusi e ben nascosti sotto le foglie.
E a nulla sembrava valere l’essermi trasformata in una specie di donna-che-sussurrava-ai-gerani, io che, ogni giorno, ero lì a raccomandarmi, con voce suadente, perché sbocciasse anche solo un unico, piccolo fiore che potesse dare anche al mio, di balcone, l’illusione di “poggiolo fiorito” come quelli che fanno bella mostra di sé sulle facciate delle case.
Per giunta, la grandine, le piogge e il freddo di questi ultimi giorni, non hanno certo perorato la causa, anzi… per cui mi ero rassegnata ad avere per questa mia prima, nuova estate qui in valle, un balcone “verde”, ecologico più che mai, ma senza macchie colorate.
Invece, no... eccolo qui, il mio piccolo, grande, coraggioso fiore che si è lasciato trovare al mio ritorno a casa, fiero nel suo ergersi a guardare la valle, rossissimo, temerario nel vento del crepuscolo e semplicemente meraviglioso.
E mi scopro ad essere geranio anche io, che dopo essermi nascosta, timida, sotto il manto della malinconia, dei miei reiterati “ormai”, ho finalmente deciso, a dispetto delle intemperie, a dispetto di chi si crede migliore di me, che sbocciare si può, magari un po’ per volta, un petalo alla volta, senza paura che il vento mi pieghi.
E allora andiamo, caro geranio, incontro a questa estate che è già avanti, ma che non è ancora finita, prendiamoci per mano e tiriamoci su, allunghiamo il nostro stelo a lanciamoci in alto. E chissenefrega se il geranio del balcone vicino è più bello di te, e chissenefrega se la signora del balcone vicino è più bella di me…
Oggi siamo solo boccioli, ma domani… domani, vedrai…